Essere felici, solo questo!

Da piccola amavo scrutare ogni angolo che si presentasse alla mia visione, ero incuriosita da tutto. Amavo le scorciatoie per ritornare a casa, mi perdevo nei cortili variopinti di Garbatella ad osservare i maestosi  alberi. I cartelli ancora presenti in qualche cortile che indicavano il “Divieto di Caccia”. Gli  uccellini migratori che svolazzavano  tra i panni stesi e le amatissime rondini che annunciavano la primavera. Ritardavo il mio ritorno a casa, perchè nella mia testa avevo da fare, non importava che avessi 8 o 11 anni, l’importante era soddisfare la mia infinita curiosità. Non mi rendevo conto del tempo che passava, dell’ansia che trasmettevo ai miei genitori. A casa ritornavo sovente sporca di terra, con le ginocchia segnate dai rami incontrati nelle discese che affrontavo con sfrontatezza.  Incosapevole e beffarda facevo finta di nulla mentre mio padre aveva già allarmato mezzo quartiere. Camminavo a piedi nudi per casa, cosa che faccio ancora. Mi piace la libertà e trasmetterla a chi mi sta vicino. Ho sempre odiato le imposizioni. Non c’è stato verso di “ammaestrarmi”, asservirmi ad una logica che ho sempre ritenuto sbagliata e coercitiva. L’essere umano deve essere lasciato libero di esprimere la sua idea, altrimenti è una persona già morta. A scuola amavo scrivere racconti comici sulle maestre, davo voce alle piante ed agli uccelli,  mi è rimasta questa caratteristica. Alle medie scrivevo per il giornalino della scuola, sempre argomenti relativi a personaggi non convenzionali. Ricordo che il primo articolo lo dedicai al fisico nobel Einstein, ero affascinata dalla sua biografia e dalle sue scoperte. Alle superiori la mia insegnante di italiano mi aveva consigliato di continuare e perfezionarmi nella scrittura, gli piacevano i miei temi e spesso con grande invidia da parte dei miei compagni mi assegnava un bell’8! Non le ho mai dato retta. Negli anni questa piccola passione che coltivo umilmente e davvero in maniera discontinua, mi ha portato a scrivere altri racconti, ho pure azzardato una partecipazione ad un concorso letterario dell’ATAC con un racconto sull’autobus che tanto odio prendere e che non arriva mai: il 714. Nei tanti posti di lavoro che per mia sfortuna ho dovuto frequentare da precaria, i miei colleghi ed i miei capi si divertivano a leggere i miei racconti, che mandavo via mail quando lo stress e le pressioni erano davvero insopportabili.  Ironizzavo sempre in maniera del tutto inoffensiva sui difetti altrui, oppure scrivevo di storie strappalacrime al limite dello sdolcinato. In realtà esorcizzavo la paura di non vedere rinnovato il contratto di lavoro.

La mia morte lavorativa impiegatizia è avvenuta poco a poco, come una droga letale che assumi ogni giorno a piccole dosi. 15 anni di precariato, mobbizzazioni, imposizioni, ricatti di ogni genere. Dovevo solo asservirmi alle politiche coercitive di quelle aziende dove ho lavorato, che nel malaffare ci sguazzano ancora, per non parlare di quelle agenzie interinali che tanto detesto, che hanno determinato non solo la mia, ma anche l’altrui “dipartita”.  Ho sempre mal sopportato l’omologazione di massa, perchè è un pericolo per una intera società, che è sempre più orientata a terrorizzare la gente, anzichè far venire fuori il proprio genio creativo. Che sia la scrittura, la cucina, la programmazione di un pc, la musica, la falegnameria o la pittura.  Io sono, ognuno è, punto e basta!  Mi interessa capire l’animo umano, le sue debolezze, le sue risorse e soprattuto mi piace “creare”. Ognuno di noi colto o ignorantello che sia, ha sempre qualcosa da dire di interessante al mondo. Pensate che sono riuscita a dar voce ad un verme, l’essere più insignificante di questa terra, ma in qualche modo un essere “importante e necessario nell’ intero ecosistema. Siamo tutti NECESSARI a questo mondo…TUTTI NECESSARI. Solo le aziende e le persone che le rappresentano vi diranno il contrario. Provate a togliergli da sotto il culo la sedia, il loro status sociale e poi vediamo se vi diranno ancora: nessuno è indispensabile! Tutti noi siamo una bellissima risorsa.

E’ la visione della vita attuale che è distorta e sbagliata. Si cerca di apparire più che essere e questo genera malcontento, depressioni e rabbia. Bisogna capire e soffermarsi a ragionare con la propria testa, essere unici e sentirsi indispendabili, capire perchè siamo tristi e riprenderci con gli interessi la felicità, ognuno di noi ha il diritto di essere felice. Vedere meno televisione, sempre più controllata e manipolata da chi vorrebbe asservirci ad un sistema sempre più becero ed arido di reali valori quali la sincerità, la lealtà, l’onestà e l’amore .

Essere felici! Solo questo….

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